Ultime Sigarette: uscire dal backstage per mettersi in gioco

Per chi ha trascorso anni a lavorare dietro le quinte della musica, trasformarsi improvvisamente in chi sale sul palco e mette in circolo qualcosa di profondamente personale significa cambiare prospettiva. È da questa scelta che nasce Ultime Sigarette, il nuovo progetto di Alessandro Rinaldi, che dopo aver costruito una quotidianità fatta di lavoro, famiglia e impegni decide di scardinare almeno in parte gli equilibri raggiunti per lasciare spazio a una necessità creativa.

L’avvio di un progetto da zero porta con sé dubbi, aspettative e la inevitabile misurazione attraverso numeri e riscontri, ma anche quella leggerezza fatta di coincidenze fortunate e “pianeti che si allineano”. In questa intervista, Rinaldi racconta cosa significa passare dall’altra parte della musica, affrontando le difficoltà di esporsi, il rapporto con le aspettative e con chi, nel frattempo, lo osserva da vicino. Fino alla prossima sfida: tornare su un palco, questa volta non per occuparsi di chi suona, ma per essere lui stesso a farlo.

1. Avviare un progetto musicale da zero significa anche non avere ancora un pubblico, dei riferimenti o una storia alle spalle. Qual è stata la difficoltà più grande nel cominciare a costruire Ultime Sigarette?

Scardinare la quotidianità che mi ero costruito: lavoro, famiglia da mantenere, impegni vari a cui tenere fede… tutte cose che rimangono, ma che possono diventare facilmente una scusa per non fare quello che hai voglia di fare.

2. Quando si parte con un progetto nuovo bisogna prendere molte decisioni prima ancora di sapere come verrà recepito: suono, immagine, comunicazione, concerti. Quanto è stato difficile capire da dove iniziare?

A dirla tutta, al momento sta andando tutto liscio, tra coincidenze fortunate e pianeti che si allineano.

3. Essendo già immerso professionalmente nel mondo della musica, parti probabilmente con una consapevolezza diversa rispetto a chi pubblica la sua prima canzone. Questa consapevolezza è stata più un vantaggio o, in alcuni momenti, ha reso tutto ancora più complicato?

Entrambe le cose: da un lato è più facile avere contezza di “come vanno fatte le cose”, dall’altro è molto difficile (quasi impossibile, direi) mantenere quella lucidità e il giusto distacco quando si tratta di te stesso.

4. Quanto pesa, quando si pubblica il primo brano, la sensazione di dover dimostrare qualcosa? Hai cercato di liberarti da questa aspettativa oppure fa inevitabilmente parte del gioco?

Ho cercato di liberarmi dall’aspettativa, ma mi insegue 🙂 In un mondo di numeri d’altronde, è anche qui impossibile pubblicare una cosa senza scontrarsi con dei risultati e ragionamenti che ne conseguono. Il gioco è (anche) questo, e se vuoi giocare…

5. C’è qualcosa che hai scoperto su di te proprio nel momento in cui sei passato dall’altra parte, da chi lavora intorno alla musica a chi deve esporsi direttamente attraverso una propria canzone?

Sì, che gran parte dei miei colleghi “addetti ai lavori” pensa che mi sia bevuto il cervello. 🙂

6. Ora che Ultime Sigarette non è più soltanto un’idea ma è diventato un progetto pubblicamente ascoltabile, qual è il passo successivo che ti mette più alla prova?

Beh, di sicuro salire di nuovo su un palco per esibirmi… per fortuna sarò in ottima compagnia.