regnodimarga (RDM)
presentano
IMPERO
Etichetta/distribuzione: Mantide Urbana
La dimensione più intensa di “Impero” emerge nei brani in cui la tensione sonora si lega a immagini dirette. “Santa Anatolia” costruisce un impatto forte attraverso chitarre dense e un basso profondo, mentre il testo richiama scenari di conflitto e decadenza. Allo stesso modo, “Torna a casa Abraham” introduce un elemento emotivo immediato, senza rinunciare alla struttura lenta e controllata del disco. Il lavoro non indulge mai nella retorica, ma mantiene una distanza che rende le immagini ancora più incisive. La musica accompagna senza spiegare, lasciando spazio alla percezione. È un equilibrio delicato tra intensità e sottrazione.
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Il disco prende forma in uno stadio di coscienza incarnata che si manifesta solo nell’ascolto continuo della produzione. Suoni, immagini e parole generano esperienza nella relazione. L’ascoltatore abita lo spazio e lo percepisce come il mondo.
https://youtu.be/89vX6jAttco
L’INTERVISTA
Come definireste il vostro “Neuro Folk”?
Epigenetico.
Quali elementi lo distinguono da altri generi ibridi?
La contraddizione.
Quanto è centrale il corpo nell’ascolto di “Impero”?
Il corpo è attivato dalla mente.
Che ruolo hanno le basse frequenze nella costruzione del suono?
Il narratore ha vissuto due anni a Bristol. Quando esci di casa le frequenze basse le senti vibrare come pulsazioni sulle pareti, sull’asfalto e nella darsena del vecchio porto dove attraccavano gli schiavi giamaicani.
Il nostro suono è plumbeo. Grigio piombo, opaco e scuro. Opprimente. È contraddizione pura. È una partita a briscola fra Carlo Lizzani e Federico Fellini.
Il ritmo è pensato più per la mente o per il corpo?
Il ritmo è idiosincrasia. Calma apparente.
Come nasce una vostra struttura musicale?
Gestazione. Buio. Luce violenta. Ho piantato un seme dentro un suo scarpone, dal seme una pianta, dalla pianta una quercia, un albero nella tua testa.
Vi sentite più musicisti o narratori?
Involucri pensanti.
Impero è il nome di una condizione.
Non indica solo il potere visibile, ma soprattutto quello che agisce senza mostrarsi: ciò che organizza i corpi, orienta i gesti, modella i pensieri. Come nelle antiche manie collettive, quando le persone danzavano senza sapere più perché, qui emerge l’immagine di un’umanità attraversata da forze che non controlla del tutto.
Impero è il sistema, ma anche il modo in cui il sistema entra nella vita quotidiana: negli sguardi che giudicano, nelle norme che stringono, nelle esistenze considerate “strane”, fuori asse. È dominio, ma anche abitudine. È violenza, ma anche adattamento. È ciò che sovrasta e ciò che, lentamente, si impara ad abitare.
Non c’è una linea netta tra chi comanda e chi subisce. Il confine tra volontà e suggestione, tra scelta e contagio, resta instabile, continuamente riscritto.
Questo racconto non cerca colpevoli né assoluzioni.
Osserva un fenomeno.
Impero è una radiografia di come si sopravvive dentro strutture più grandi, e di come, a volte, qualcosa cambia proprio mentre tutto sembra immobile.
BIOGRAFIA
Regno di Marga (RDM) nasce sulla costa adriatica dall’incontro tra Afek il Toscano (autore, compositore, romanziere) e Katrame (polistrumentista, già membro di Feet’n Tones, Gattamolesta, Marumba, K Maiuscola, Carmen City).
Fondatori del collettivo Afekat, nel percorso incrociano anche Calibro, batterista dei Dear Bongo.
Il progetto prende forma nel 2019, viene rallentato dalla pandemia e si riaccende nel 2025, quando un nuovo incontro riporta al centro la visione originaria.
Da questa ripartenza nasce Impero, primo disco in uscita nella primavera 2026.
Impero è un concept album in italiano che si muove tra basse frequenze, pulsazioni lente e dinamiche corporee, in un territorio definibile come “NeuroFolk”: una forma sonora che lavora su ritmo, pressione e trance, più come organismo che come sequenza di brani.
Il disco affronta il tema del potere come condizione diffusa — visibile e invisibile — che attraversa individui e collettività, trasformando la musica in esperienza fisica e percettiva.
