È appena uscito canUrelate?, il nuovo EP dei Minerva, per Dissonance / Believe. L’EP sviluppa quello che i Minerva hanno definito “prog pop”: un sound pop suonato e con influenze mutuate dal rock alternativo, dall’emo, dall’indie e dall’elettronica, che cerca di sfuggire alla ripetitività strutturale tipica di molte canzoni classicamente pop. Andiamo a scoprire qualche cosa in più in proposito insieme a Federico Civelli, chitarrista della band!
Cosa possono aspettarsi le persone che già vi conoscevano da questo EP?
Penso che possano aspettarsi ciò che già conoscono da noi. Alla fine, essendo i nostri primi brani, credo che il pubblico ci identifichi soprattutto con quelli. In questo lavoro abbiamo cercato di mettere noi stessi al 100% e, devo dire, mi ritengo abbastanza soddisfatto del risultato.
E per chi invece non vi conosce ancora, perché pensate che canUrelate? sarebbe un ottimo lavoro da ascoltare?
Penso che possa essere una buona vetrina di quello che è il nostro spettro sonoro e di ciò che vogliamo esprimere con la nostra musica. Ovviamente c’è sempre la componente del gusto personale, che può influenzare i giudizi in un senso o nell’altro. Nel complesso però lo considero un biglietto da visita convincente, capace di far capire bene chi siamo oggi e chi vorremmo diventare.
Ci sono artisti o gruppi a cui vi siete ispirati per scrivere canUrelate? o che pensate abbiano avuto un’influenza sul sound?
Solitamente ci lasciamo ispirare dagli artisti che stiamo ascoltando di più in un determinato periodo. Posso sicuramente citare gli Origami Angel, che sono sempre stati una grande ispirazione per lo stile di playing delle chitarre, ma anche i The 1975, da cui ho sempre cercato di assorbire l’eleganza delle produzioni.
Ci raccontate qualcosa di curioso su questo EP che magari sanno solo poche persone?
Posso sicuramente dire che due canzoni, nothingtodowithyou e Whirlwind Romance, sono versioni riarrangiate e rieditate dei primi due brani che avevamo scritto con la formazione precedente. Soprattutto Whirlwind Romance ha avuto, secondo me, una bella evoluzione anche a livello lirico, perché il testo affrontava una tematica che, ai tempi della sua prima stesura, era ancora aperta. Con questo riarrangiamento invece il brano ha potuto completarsi e trovare una conclusione degna.
Ci parlate un po’ di più a proposito del vostro “prog pop”? Come siete giunti a questa definizione e a che tipo di pubblico si rivolge?
“Prog pop” è stata una definizione nata quasi naturalmente per descrivere lo stile e l’idea che volevamo seguire: unire l’orecchiabilità e la fluidità del pop a strutture meno lineari, tipiche del prog. Vorremmo rivolgerci un po’ a tutti, senza chiuderci in troppe nicchie. Credo che possa essere una chiave di lettura diversa, ma senza compromettere la fruibilità delle canzoni.
Quali sono secondo voi le cose più importanti che un artista deve fare nel 2026 per farsi conoscere e far ascoltare la propria musica? E come pensate di metterle in pratica con quest’uscita?
Domanda da cento milioni. Oggi, secondo me, è quasi più importante sapersi vendere che avere un prodotto valido da proporre. Per quanto ci riguarda però il nostro focus principale rimane quello di portare brani di qualità. Allo stesso tempo, stiamo cercando di costruire una presenza costante online, pubblicando contenuti con continuità per far crescere il pubblico attorno alla nostra musica e alle nostre canzoni.
Com’è nato il rapporto di collaborazione con la vostra etichetta, Dissonance? Che valore aggiunto pensate dia al vostro percorso?
È nata dal desiderio comune di fare qualcosa di diverso e interessante. Ovviamente è ancora presto per capire se siamo riusciti davvero nel nostro intento, ma penso che, continuando a crescere insieme, si possa costruire qualcosa di bello.
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