Intervista: entriamo nel mondo di Stefano Attuario

Diamo un caloroso benvenuto a Stefano Attuario, protagonista della nostra nuova intervista qui su Fuori La Scatola. Allora Stefano, parliamo del tuo ultimo singolo ” Un Demone la mia morale”. Il testo della canzone parla di un’analisi attenta di sé stessi e delle sfide legate all’etica e alla moralità umana. Qual è stata la tua fonte di ispirazione per questo tema e cosa ti ha spinto a trattarlo nella tua musica?

Come tutto l’album, che uscirà a breve, il messaggio è una ricerca personale di cosa è giusto e sbagliato. In questi ultimi anni, ci sono state proposte situazioni ambigue, ideologie che ben rappresentano la parabola dei lupi travestiti da agnelli. Inculcando alla massa una specie di velata coscienza, dove si poteva, anzi si può ancora far credere quello che si vuole, incanalando il tutto verso un “pensiero comune”. 

Geroge Orwell con il suo “romanzo” 1984 è stato premonitore. Il demone che prende il sopravvento alla morale, a discapito dell’angelo che sarà testimone dei lividi. é un messaggio forte, ma che deve far riflettere, forse basterebbe spegnere la televisione. 

Hai parlato dell’importanza di conoscere i nostri limiti e di non abusare della sofferenza, temi presenti nel brano. Come ti relazioni personalmente a questi concetti e come credi che la tua musica possa aiutare gli ascoltatori a riflettere sulla loro propria natura?

Ogni azione comporta un risultato. Dobbiamo essere capaci noi a discernere cosa è giusto o sbagliato. I lividi tatuati male, ci servono a capire ( forse troppo tardi ) che le tentazioni possono avere un esito anche tragico. Guardandoci allo specchio, ovvero confrontandoci con il proprio “IO” ci aiuterà a trovare il giusto equilibrio. 

Nel videoclip di ‘Un Demone La Mia Morale’, hai collaborato con il regista Lory Muratti per creare un’atmosfera suggestiva e misteriosa. Puoi raccontarci di più sull’idea alla base del video e su come hai lavorato con il regista per esprimere il significato della canzone attraverso le immagini?

Diretto e montato da Lory Muratti il cui approccio come regista lo ha portato a scavare nella dimensione più psicologica e interiore del nostro sentire per andare alla ricerca di mondi rimossi, vissuti dimenticati e visioni distanti dal consueto piano di realtà. Un territorio sommerso congeniale a raccontare quello che siamo e ciò che proviamo.È partendo da questi presupposti che Muratti ha dato forma visiva a un viaggio tra presente e passato, tra reale e immaginato, tra diurno e notturno, ma soprattutto tra i due volti del protagonista che, nella lotta continua fra i propri demoni e la propria morale, rintraccia un insolito equilibrio, sinonimo di forza e coraggio nel proseguire sul proprio percorso. Un percorso che è tracciato in mezzo a contraddizioni e continui confronti con il proprio specchio (nel video rappresentato dal contraltare femminile), ma che si traduce infine nell’equilibrio che questa particolare condizione può donare.

Parlando sempre del videoclip, il protagonista suona in un club davanti a una singola persona, che è in realtà uno specchio rappresentante un’altra parte di sé stesso. Questa immagine simbolica è molto potente. Puoi spiegarci cosa volevi comunicare con questa scelta e quale significato ha per te questo specchio nel contesto della canzone?

Una narrazione notturna prende vita in uno spazio senza contorni, fuori dal tempo e lontano dal mondo.  Un club dove il protagonista si trova a suonare di fronte a una sola persona che è in verità uno specchio, un’altra parte del proprio essere. In una dimensione estraniante e trasognata dove tutte le incertezze prendono forma trasformandosi in consapevolezza, si innesca la lotta, l’inseguimento, la danza complice con la parte nascosta di quello che siamo. 

Un eterno confronto, un conflitto intriso d’amore e orgoglio che il protagonista prova a indirizzare verso una risoluzione senza riuscire però mai a comprendere quale sia la vera natura del proprio essere, senza mai realmente capire se a guidare i suoi passi, le sue note e la sua vita siano i demoni o la sua morale 

Nella tua carriera musicale, hai sempre affrontato tematiche profonde e significative. Cosa ti spinge a esplorare tali temi attraverso la tua musica e qual è il ruolo che ritieni che un artista debba assumere nella società?

Grazie ! considero un gran complimento quello che hai appena scritto.  Ho sempre voluto che i miei testi avessero delle tematiche, degli argomenti con un significato profondo, che ci si rispecchiasse con quello che accade intorno a noi, nel mondo. Per far questo ho bisogno di assimilare stati d’animo, sensazioni, pensieri, da letture, da dischi, interviste o semplicemente parlando con le persone. Penso che solo in questa maniera l’ascoltatore possa identificarsi in quello che scrivo. Per quel che mi riguarda, nascono prima i testi e poi la musica, i pensieri l’emozioni di una scena, di una frase, di un gesto le raccolgo su un taccuino, le conservo e poi ci lavoro sopra. Oggi l’artista nei confronti della società deve assumere un’atteggiamento neutrale, senza farsi coinvolgere da interessi politici o economici. L’artista deve essere il portavoce delle persone e per farlo deve conoscere le proprie ispirazioni. 

Come sempre qui su Fuori La Scatola lasciamo l’ ultimo spazio dell’intervista al nostro ospite. Puoi ora lanciare un tuo messaggio o rispondere alla domanda che avresti voluto ma non ti è stata fatta!

Stefano Attuario sei felice ? Si!

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