Intervista ad ARIA: il nuovo singolo del produttore e compositore è un inno alla fratellanza…con un nuovo modo di fare musica

Ciao Aria, siamo molto felici di averti come nostro.ospite qui su Fuori  la Scatola! Il tuo ultimo lavoro , “Smile”, è un pezzo che si presta a  suscitare molta curiosità . Partiamo con una relativa al videoclip: nel  video vediamo persone di diverse origini che ballano con gioia. Qual è  il messaggio che volete trasmettere attraverso questo video e come la  danza si lega al significato della canzone?

Ciao, sono Mariano Schiavolini aka “ARIA”, e grazie per l’invito.

Sono un artista di world music, e quindi i miei brani non hanno una collocazione stilistica ben precisa, che in base al ritmo del brano, potrebbe sembrare una canzone latino americano,  in quanto al suo interno l’arrangiamento prevede interventi musicali  , e contaminazioni  provenienti da varie culture  ed etnie un po’ da tutto il mondo.  Nel brano potrete constatare la presenza di movimenti ritmici funky, appartenenti al r&b/soul suonati da sezioni di fiati  sud americani, con il basso di Patrick Moore, bassista di Steward Copeland dei Police, che utilizza  le sonorità e sembra possedere quel tocco particolare, inventato dal grande bassista Bernard Edwards degli Chic, che si fondono insieme alle percussioni e batteria, della rumba cha cha, un ritmo lento, e quindi molto raffinato da ballare. Potrete sentire il mio pianoforte e gli archi classici, e gli interventi di sinth analogici del mini moog e arp odissey, che oltre ad esaltare con l’arpeggio, il groove del brano,  inseriscono un elemento stilistico inconsueto nel genere pop, indirizzando invece il brano nel settore rock classico, forse vicino a quello del noto chitarrista latino Carlos Santana. 

Il testo di “Smile” è stato scritto da Nicolette Turner, già parte dei  Celeste, un gruppo prog sinfonico degli anni ’70. Come è stata la  collaborazione con Nicolette per questo brano?

Si con la mia  amica Nikky, già lavoravamo all’interno della casa discografica CGD  nell’entourage della Caternina Caselli, nel 1978, io all’interno del reparto artistico, e lei come autore e traduttrice di molte canzoni degli artisti dell’etichetta, che avevano necessità di avere dei buoni testi in inglese.

Con Nikky realizzammo i demo delle canzoni di  Celeste in Genova durante il 1972 da Lei cantati in inglese, che ancor oggi si possono ascoltare come sottofondo di alcuni video di musica new-age.

Celeste è stato un gruppo di ricerca e sperimentazione musicale, assai vicino alla musica concreta, fuori degli schemi di quegli anni, tanto da essere considerati attualmente come gruppo rock precursore della new-age music internazionale. 

Eravamo l’unico gruppo al mondo di musica rock a non usare quasi mai la batteria, che veniva sostituita dai particolari arpeggi, della mia chitarra acustica, che fornivano ai brani  un motore ritmico, di tutto rispetto, insieme alle percussioni, e al basso sinfonico. Le nostre musiche celestiali, utilizzavano delle caratteristiche parti di flauti traverso, e di saxofoni, e usavamo i synth psichedelici, insieme al mellotron. 

Nikki, ha realizzato gran parte dei testi durante gli anni scorsi, e purtroppo durante gli ultimi mesi, non ha più potuto collaborare con me nella musica, essendo stata molto malata, a seguito di una gravissima malattia che ha avuto  durante il covid.

Essendo una combattente, sono sicuro che ce la farà a venirne fuori, e spero tanto di poterla incontrare presto.  

La complessità dell’arrangiamento di “Smile” è notevole, con 120 tracce.  Puoi darci uno sguardo più approfondito su come hai creato questa  complessità e come hai deciso quali strumenti e suoni includere?

Praticamente io stò portando avanti un nuovo modo di fare musica, e credo di essere il solo a fare ciò, credo di essere forse un po’ contro corrente.  Attualmente infatti la maggior parte di dischi deve contenere poche tracce, e le tracce, non devono avere nessun riff strumentale, che possa distogliere l’ascoltatore dalla canzone. Conta infatti il sound, e quindi, gli strumenti si sommano, in un impasto sonoro,  dove, tutto è più facile, in quanto, non sono necessari parti musicali interessanti, che vengono fuori appunto, e il missaggio, sarà quindi fattibile anche con i mezzi di casa. 

Se andate ad ascoltare i migliori brani della musica del passato, vi accorgerete che quasi tutti, avevano un intro, molto coinvolgente, e delle parti soliste, che erano motivo di apprezzamento da parte degli ascoltatori, e ancor oggi se ti parlano del brano degli  Eagles, hotel california, ti viene in mente soprattutto lo stacco di batteria, sul rullante, vero ? Forse è la cosa più importante dell’intero pezzo. Uno dei problemi della musica attuale purtroppo è che le case discografiche non seguono più i nuovi artisti, che si producono da se. Mancando quindi un produttore, ma soprattutto l’arrangiatore, che sembra essere in disuso, la qualità musicale, ne risente, e anche l’arte, in quanto la musica è forse la principale delle arti, viene compromessa. 

Ricordo che le case discografiche, così criticate nel passato da parte degli artisti, finanziavano le registrazioni in veri studi di registrazioni, e cercavano sempre artisti innovativi. Ora non è più così, l’artista si deve adeguare alla volontà del mercato, e quindi alle tendenze espresse tramite internet. 

Ancora nella musica rock si possono ascoltare artisti interessanti, dove l’insieme di musicisti, suona veramente, ma il mercato di vendite della musica rock purtroppo, in questi ultimi anni, è regredito di parecchio, a vantaggio di generi musicali, spesso non facenti parte della nostra cultura musicale, italiana, british, europea, ma anche americana, a vantaggio di una musica proveniente da paesi del nord africa, e india. Vorrei far notare che il rap americano, fa sempre parte della nostra cultura, provenendo dal r&b, e dal ballo  break dance, ma in Europa, il rap presente non si fonda più sulla qualità musicale, e diventa un po’ superficiale, come è superficiale il ritmo reggaeton, realizzato spesso con ritmiche di computer, assolutamente discordanti dal movimento originario del  reggaeton cubano, anch’esso musicale, e quindi artistico. 

I miei brani infatti, contengono più linee melodiche, che si sommano nell’armonia, ma ogn’una di loro, viene suonata da strumenti diversi, e quindi in contrappunto.

E’ un progetto difficile il mio, specialmente perché a differenza degli anni passati, dove il pubblico ascoltatore di dischi, era abituato a scoprire quello che c’era dentro una canzone, e quindi l’orecchio e la mente erano allenati a ricevere e analizzare più dati nello stesso momento, ora invece, l’utente non è più disposto a questo, anche perché i dischi ormai si ascoltano soprattutto con i cellulari, e quindi le finezze, che venivano apprezzate dagli audiofili, muniti di impianti hi-fi, non vengono più ascoltate. L’utente tra l’altro, non ha ne tempo, ne voglia, e brucia subito il pezzo, passando a quello nuovo. La musica non costa più, è un oggetto ormai quasi inutile, per cui, questa linea è vincente. 

Fino a qualche anno fa, i dischi venivano acquistati su vinile, ed erano preziosi per chi li possedeva.

La collaborazione con Ariel Jones, che ha interpretato la canzone anche  in portoghese, aggiunge una dimensione multiculturale alla tua musica.  Come hai deciso di includere questa versione in portoghese e qual è il  messaggio che vuoi trasmettere con questa variazione linguistica?

Ho sempre amato il modo di cantare da parte dei cantanti portoghesi. 

Mariana, che è il nome di Ariel Jones, ha un modo di cantare, dove sembra sfiorare le note, e i cantanti portoghesi, tendono a glissare, giocando sull’intonazione, un po’ come nella musica blues, e non è possibile utilizzare dei correttori di intonazione come melodyne, o auto tune, in quanto rovinerei quel sound così particolare, ed autentico. 

La musica in portoghese, è molto dolce, e suadente, un po’ vicina all’italiano, ma molto distante dallo spagnolo, che è praticamente l’opposto. Lo spagnolo ha un suono molto crudo, ed alcune parole risultano anche un po’ volgari, anche se poi volgari non dovrebbero esserlo. 

Quando vengono usate soprattutto nel reggaeton,  quell’effetto è ben evidente, tanto che il governo cubano, ha impedito la diffusione delle canzoni reggetene di ultima generazione in cuba, e le radio mi dicevano non possono trasmettere.  

Sarebbe stato utile che anche i media americani avessero seguito il loro esempio, trattandosi la maggioranza di queste canzoni, di musica non musica, realizzata dal mercato portoricano, dove il lato musicale artistico è inesistente, ma essendo il Portorico uno stato americano, con le sue case discografiche in parte americane, hanno dovuto accettare questo stile di musica, che ha rovinato il buon gusto del pubblico, e fatto regredire il senso musicale al pubblico. 

La musica essendo una delle arti, deve servire come  guida per il progresso dell’umanità, e quindi quella delle radio cubane non ha rappresentato affatto una censura, ma un filtro di quello che è bello per il pubblico. Stesso discorso vale anche per la musica trap in italia, dove i testi violenti non esprimo artisticità alcuna, e la musica, non ha riesce a compensare questo gap, essendo anch’essa assai sterile, gli artisti che propongono queste musiche, molto spesso non hanno neppure il minimo di scuola musicale, e di conoscenza, ed è quello che io contesto. 

Anche nella musica hard e metal, si usavano un tempo testi abbastanza violenti, ma che non erano fini a se stessi, infatti chi acquistava questo tipo di canzoni, era affascinato principalmente della proposta musicale, e dalla bravura di chi suonava, spesso musicisti che avevano studiato musica classica al conservatorio, e i testi erano meno rilevanti, e spesso non venivano neppure compresi, mentre nella musica  trap in italia, e preciso quella italiana, in quanto ben diversa da quella originaria nata negli USA dove il discorso musicale era predominante, vedasi le canzoni del bravissimo musicista  Eminent, i testi rappresentano tutto, e i giovani, emulano non tanto la musica, ma il contenuto dei testi. 

Questo avviene anche da noi con la musica rap, ma principalmente con un tipo di trap, derivante da una musica incolta, come dicevo prima, derivante dal nord africa e india, dove la musica non ha importanza, che le nostre radio, e media, stanno comunque supportando, per questioni solamente commerciali.  La maggioranza di giovani anche in Italia, non essendo più a conoscenza della buona musica, quella appunto rock, o classica, entrambi facenti parte della cultura occidentale, degli ultimi 100 anni, stanno distruggendo questi generi, che probabilmente scompariranno. 

Quindi a mio avviso dopo la lingua inglese, perfetta per il canto nelle canzoni, metterei per l’appunto quella portoghese.

Abbiamo comunque deciso di realizzare questa versione, in base della richiesta del mercato south americano.  Abbiamo fatto molto infretta a far tradurre a Mariana il testo di Nikky in portoghese, che poi ha cantato. 

Come nostro solito lasciamo l’ultimo spazio dell’intervista al nostro  ospite. Puoi ora lanciare un tuo messaggio o rispondere alla domanda che  avresti voluto ma non ti è stata fatta!

Be, è chiaro, una domanda che avrei voluto  è quale sarà il domani della musica. 

Parlo più come ex discografico, essendo stato il titolare  dell’etichetta discografica Dischi Noi di Sanremo, con RCA di Roma durante gli anni 80, il primo approdo per artisti come  Ligabue, e Pechino,  Nek, Futuritmi, (Tre allegri ragazzi morti, Prozac +) Rosegarden, Crossbones (Cage con Tony Martin, Glenn Hughes, Don Airey)  e molti altri. 

Credo che la musica abbia  perso la propria importanza all’interno della società, e questo è specchio di una evidente decadenza culturale, e i testi ne sono un esempio. Non sarebbe ipotizzabile il ritorno di una musica colta, quella dei cantautori per intenderci, o del rock progressivo, in quanto da una canzone non ci si aspetta nulla di serio. Diceva Bennato Sono solo canzonette!!

Gradirei il ritorno alla musica vera, quella suonata con i musicisti, con gli errori, e le imperfezioni, essenziali nell’arte, come per i migliori dischi del passato, e l’utilizzo dei computer solo come aiuto nell’ambito della  pre produzione  del demo.  

Gradirei il ritorno delle case discografiche, che riprendano  in mano il mercato, e ritornino a fare il loro lavoro di talent scuote, producendo  negli studi di registrazione professionali gli  artisti,  quelli  meritevoli, e quindi ridimensionando il numero di chi pretende di fare musica senza preparazione alcuna,  che sono troppi, e stanno intasando il mercato. Mi augurerei  anche il ritorno dei   negozi di dischi e  hi-fi, che riporterebbero la gente a considerare meglio le bellezze della musica, con incisioni su  dischi, quelli veri, che puoi toccare, possedere, possibilmente in vinile, in modo che la musica ritorni ad essere un supporto di valore.  

Ieri mi trovavo a passare da Sanremo, e dando uno sguardo in Via Roma dove avevo gli uffici, di fronte al teatro Ariston,  ho notato la mancanza del più grande negozio hi-fi della città negozio storico, che ha dovuto cedere il passo  a un ristorante giapponese di sushi, questo mi ha rattristato un po’. 

Ridimensionerei  la diffusione della musica su internet, solitamente gratuita, e le vendite tramite negozi virtuali, dove l’artista non riuscendo mai ad essere compensato come dovrebbe esserlo, sarà sempre ritenuto una persona di serie b salvo l’utilizzo di stratagemmi ben conosciuti dai “politici” rapper. Il parlare non è arte, ma fa guadagnare tanto. Internet funge anche da guida e quindi  creando le tendenze, non lascia libertà agli artisti di poter creare e ricercare strade nuove. 

Per poter conservare la nostra cultura, le Case discografiche potrebbero chiedere allo stato dei contributi, o dei bonus, come per le biciclette elettriche,  per permettere specialmente ai giovani l’acquisto dei  giradischi, con impianto   hi-fi, offerto all’interno del costo del disco, il tutto vendibile anche in collaborazione di Amazon, presente su tutti i mercati, questo è quello che proporrei.  

Le canzoni  virtuali  ci saranno sempre, ma sarà il mercato a renderli forse meno attrattive, cosicché la musica che esprime maggiore valore artistico verrà trattata meglio dalla casa discografica, che ne stamperà il disco, e seguiranno i concerti, perché la musica non può essere consumata in soli 2 mesi, e gli artisti essere delle meteore.  

Solo chi fa i soldi infatti, è  considerato dalla società,  ed ecco perché la musica trap, in Italia è in progressione, e sta togliendo molto spazio sia al pop, ma soprattutto alla musica rock, ormai quasi in fase di estinzione,  in quanto crea falsi miti di artisti facoltosi, che girano con auto di lusso, indossano orologi preziosi, e questo è un altro trucco, che il vero musicista, non potrà mai accettare, in quanto sono a conoscenza che questo fenomeno di sottovalutazione dell’arte, a beneficio della mediocrità, stà premiando questo genere musicale a discapito di  chi ha studiato per anni musica, magari diplomandosi al conservatorio, e spesso gli viene chiesto  qual è il suo  vero lavoro!!! 

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