Benvenuto SKYLËR su Fuori La Scatola per questa nuova intervista! “SUBLIME” nasce da una notte che, nelle tue parole, ha segnato un prima e un dopo nella tua vita. Quanto è stato difficile trasformare un’esperienza così intima e dolorosa in una canzone, e in che momento hai capito che quella notte poteva diventare musica?
Ciao, grazie! “SUBLIME” nasce proprio in quella notte e riassume tutta l’energia che avevo dentro e la necessità di uscire da un loop che non mi faceva stare bene. Sono sempre stato troppo “pesante” e in quel momento avevo bisogno di un po’ di leggerezza, perciò in un momento di follia mi sono detto “okay, da stanotte voglio iniziare una nuova vita”. È stato proprio lì che ho capito che la prima cosa che potevo fare era giocare con la mia creatività. Per lasciare alle spalle il me del passato avevo bisogno di un aiuto, e quell’aiuto l’ho trovato proprio nella musica. Sapevo che il problema più grande era nella mia testa e ho fatto in modo che “SKYLËR” entrasse in possesso pienamente del mio corpo e mi sostituisse nel vero senso della parola. Fin da quando ho debuttato nel 2023 gioco molto con gli alter ego, come Dark Böy, ma questa volta mi sono affidato completamente alla visione artistica che avevo da mesi. Non è stato molto difficile poi trasportare quello che provavo nel brano, ho scritto tutto di getto e ispirandomi all’estetica americana, che ha caratterizzato già il mio primo EP. Sono riuscito ad unire la mia esperienza emotiva con il concept di un progetto che avevo già in mente di fare anni fa.
Nel brano c’è una frase molto forte: “Questo silenzio è così sublime”. Il silenzio, normalmente associato alla solitudine o alla paura, diventa invece una forma di libertà. Che rapporto hai oggi con il silenzio e cosa rappresentava per te prima di questa rinascita?
Mi ci è voluto un po’ di tempo per accettare il silenzio, dopo alcuni eventi che sono accaduti, ma con il tempo sono riuscito a conviverci e ho ritrovato me stesso. Non ho più bisogno di nessuno per dare voce al mio “io”, anche se fino a qualche tempo fa la pensavo diversamente. Ci sono delle cose che ti segnano nel profondo, ma poi per forza bisogna trovare del positivo, non hai alternative. Io ci ho trovato anche una libertà, sia personale che artistica, che mi ha fatto divertire e sdrammatizzare un po’ tutta la negatività che avevo dentro. D’altronde, per un artista, essere libero al 100% e non dipendere da nessuno è molto importante. Ora, qualsiasi cosa mi passa per la testa, la faccio. Prima avevo paura del silenzio e di non avere nessuno attorno, ma ora, avendo scoperto una pace interiore, gli dò perfino troppo valore. Anzi, sono io il primo adesso a non far entrare chiunque dentro il mio spazio tranquillo.
In “SUBLIME” il corpo ha un ruolo importante: il sesso, il desiderio e una notte trasgressiva diventano quasi strumenti attraverso cui riappropriarti di te stesso. Quanto è importante, nella tua idea di rinascita, tornare a sentirsi liberi anche fisicamente, oltre che emotivamente?
Il corpo per me è sempre stato un tema molto delicato e mi sono sempre percepito in modo molto critico. Io ero infatti la persona più critica nei confronti di me stesso e del mio corpo. Questo cambiamento mi ha portato inevitabilmente una nuova consapevolezza e una maggiore sicurezza a 360 gradi. Essere libero, anche sotto quel punto di vista, mi ha dato una spinta in più per investire su questo nuovo progetto. La mia immagine è sempre stata dark e misteriosa, e aggiungere quel pizzico esplicito in più è stato quasi naturale. Sarà sicuramente il mio lavoro più autentico perché tutto coinciderà con il momento che sto vivendo. Nel nuovo EP ci saranno tanti riferimenti e non vedo l’ora che lo ascoltiate.

Il testo non parla di una guarigione completa: “Una ferita che sta per guarire” lascia intendere che il processo sia ancora in corso. Pensi che la rinascita significhi davvero lasciarsi alle spalle il passato, oppure imparare a conviverci senza permettergli più di definirci?
Esatto, il processo di guarigione non può finire così da un giorno all’altro. È una cosa a gradi. Posso auto-convincermi che non mi tocca più nulla, ma in realtà ci sono ancora tanti momenti di vulnerabilità. Penso che sia una cosa umana alla fine. L’importante è sapere dove ci troviamo e cosa possiamo fare in base a quello che abbiamo vissuto. Nel testo canto anche “E ora in cambio niente darò”, proprio per rafforzare l’idea che l’unico potere che ho è quello sulle mie azioni. Il passato è passato, e ora posso controllare solo me stesso, anche nella peggior situazione possibile. Per me, la rinascita sicuramente non vuol dire cancellare tutti i ricordi, anche perché prima o poi si ripresenterebbero se li ignorassimo, ma significa riuscire a vedere indietro senza crollare. I residui del passato ci saranno sempre, ma piano piano non fanno più male.
“SUBLIME” apre un nuovo capitolo che porterà a “MOTEL 98”. Il motel, già evocato nell’ultima frase del brano, sembra quasi un luogo mentale oltre che fisico. Che cosa rappresenta per te “MOTEL 98” e quanto di questo nuovo progetto nasce dalla persona che sei diventato dopo quello che hai vissuto?
Il mio nuovo EP sarà caratterizzato da una storyline basata su 4 temi principali: il sesso, il dramma, la nostalgia e Hollywood. “MOTEL 98” racconterà tutta la mia parte più nascosta e più cruda. È come se avessi messo in pausa la mia vita vera mentre sto vivendo nuove esperienze dentro una camera di un motel sperduto a Los Angeles. Ovviamente con tutte persone nuove e sconosciute. Qui sono libero di dire e di fare tutto ciò che voglio. Sembrerebbe una comfort zone ma è il contrario: è tutto ciò di cui abbiamo paura. In fondo siamo solo dei selvaggi in cerca di una felicità sublime.
Lasciamo l’ultimo spazio dell’intervistato al nostro ospite. Puoi ora lanciare un tuo messaggio o rispondere alla domanda che avresti voluto ma non ti è stata fatta!
Non ho messaggi precisi da lanciare, ma vorrei solo consigliare a chiunque legga questa intervista di essere leggeri davanti a qualsiasi situazione. Il cambiamento è necessario e alcune volte è inevitabile. Ma se si è forti, si riesce perfino a liberare la propria creatività nel periodo più buio di sempre, e alcune volte potrebbe essere anche stimolante e diventare l’occasione per estendere le proprie conoscenze. C’è sempre il lato positivo nel cambiamento. Non siamo più le persone di ieri, ma in ogni caso più maturi, più confident e più consapevoli di noi stessi.

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