Intervista a Ramo: ci racconta il suo nuovo singolo “Offline”

Bentornato Ramo su Fuori La Scatola per questa nuova intervista! In “Offline” racconti il desiderio di staccare da notifiche, mail e social, ma allo stesso tempo emerge l’impossibilità di farlo davvero. Quanto c’è di autobiografico in questo conflitto?

Ciao ragazzi e grazie per l’invito! Da contabile ahimè è tutto reale, essendo l’unico nel mio ufficio che faccio certe mansioni (scelta aziendale non mia) al di fuori del lavoro capita spesso (a me ed ai miei colleghi) di ricevere richieste al di fuori dell’orario “d’ufficio”, anche 7 giorni su 7 a volte… Nel mio caso, facendo anche più lavori spesso capita di rispondere alla chiamata per il lavoro da fonico mentre faccio il contabile e viceversa (ovviamente rispondendo col linguaggio dell’altra mansione (ride)).

Il ritornello “Metto il telefono offline, ma non ho il wifi” è semplice ma molto incisivo: è nato come uno slogan immediato o ti sei reso conto dopo che racchiudeva un messaggio più profondo?

E’ nato subito così, ahimè, non tutti hanno capito il significato, quando l’ho fatta sentire, prima d’andare in studio, mi è stato detto che come frase non aveva senso, per fortuna il “figlio” è mio ed ho deciso di lasciare la frase così (ride)

Nel brano eviti il classico discorso nostalgico contro la tecnologia e scegli invece l’autoironia. Quanto è importante per te raccontare le contraddizioni senza giudicarle?

E’ molto importante, ahimè in queste cose non si torna indietro, sono abitudini e quotidianità, fare i nostalgici, specialmente per la mia età, è anche sbagliato.

Sono cresciuto negli anni 90 e nei 2000, all’alba della cultura del telefonino tascabile sempre più a portata di tutti (più prima che ora). La più grande paura, prima di internet, era non poter avvisare di tornare tardi a casa perchè si scaricasse il telefono, ora, non avere la notizia dell’ultimo minuto (spesso fake news oltretutto).

C’è un passaggio molto interessante: “Mi faccio i cazzi miei / E quelli degli altri”. Pensi che oggi curiosità, confronto e bisogno di approvazione siano diventati quasi inevitabili?

Ahimè è inevitabile, poi dipende da noi, per molti questo brano non sarebbe neanche dovuto uscire, “senza senso” per molti, se avessi seguito questa logica avrei lasciato “offline” nel cassetto, ma, per le varie volte che l’ho portato già in giro Live, posso dire che ho fatto la scelta giusta (specialmente quella di farla diventare titletrack e singolo).

“Offline” ha un immaginario molto estivo, ma sotto la superficie sembra parlare di ansia sociale e sovraccarico mentale. Quando scrivi, parti più dall’immagine o dall’emozione che vuoi trasmettere?

Dipende, in questo caso mi girava in mente il ritornello, proprio così come lo sentite ora. Solitamente mi piace raccontare qualcosa, quindi, molto probabilmente (inconsciamente) da cosa voglio trasmettere, però, senza un’immagine che mi possa venire in mente, è difficile che riesca a completare il brano, quindi molto di pari passo

Oltre che ad essere il nuovo singolo, come hai detto precedentemente, è anche la Titletrack del tuo ultimo disco, ed hai anche dichiarato che non avrebbe dovuto chiamarsi così, raccontaci di più:

SI sarebbe chiamato “Everest”, come un’altra traccia del disco, altro brano, a mio parere, di forte impatto (ufficialmente è quello per il quale ho fatto meno take essendo uscito fuori bene quasi subito). Con il fatto, che questo disco, sia uscito soltanto fisicamente, Andrea Pisana (produttore della maggior parte del disco) mi ha proposto di chiamarlo “Offline” proprio per il fatto che, questo progetto, non sia disponibile se non soltanto con l’acquisto dell’oggetto fisico. Anche perchè, messaggio secondario, fermarsi ed ascoltare bene un disco senza skippare o fare altre cose è qualcosa che, ormai, alla maggior parte delle persone manca. Nessuna scelta fu più azzeccata.

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