Intervista a Paolo Carone: la sua ricerca del suono in Your Body Made me fool

Paolo Carone bentornato su Fuori La Scatola. Hai descritto “Your Body Made Me Fool” come un brano che aspira a rimanere nella storia. Qual è stato il processo creativo dietro la scelta degli strumenti vintage e la creazione di un’atmosfera così magnetica?

Io restauro strumenti musicali vintage per passione. Avendo già restaurato una stratocaster del 1959 quando, in un mercato dell’usato, noto un amplificatore Simpson del 1961 interamente coperto di polvere.

Lo acquisto, lo restauro, ne ottimizzo il suono e la tensione e lo utilizzo per mammare con mi mio batterista folle. Molto folle. Nello stesso periodo frequento una donna dal corpo meraviglioso e queste due esperienze mi fanno scrivere YOUR BODY MADE ME FOOL in quel modo. 

Puoi condividere con noi l’ispirazione dietro la ritmica tribale del brano, che evoca le tradizioni voodoo di New Orleans? Come hai lavorato per infondere quel fascino nella composizione?

Questo modo di scrivere ce l’hai se hai realmente frequentato quei luoghi. Non basta visitarli, devi suonare con la gente del posto ed essere imbevuto di quella tradizione e di quell’atmosfera. Ascoltare un santone voodoo che in francese ti benedice (o magari ti maledice), o che compie un incantesimo tra un pezzo e l’altro in un locale da jam session, ti catapulta in quel mondo e te ne rende una piccola parte che ti porti dietro per sempre.

La tua passione per la vecchia musica blues e i viaggi in America sono evidenti in questa canzone. In che modo queste esperienze influenzano il tuo processo creativo e la tua connessione con le identità sonore del passato?

Ci sono due aspetti distinti: Il primo è la connessione col passato; io ho studiato il blues ed charleston americano nel mo percorso accademico ed in quell’occasione me ne sono innamorato, ma la connessione con le esperienze e le persone del passato è qualcosa che mi porto dietro da sempre, sono un nostalgico dei bei tempi e quando penso alle storie del passato ne rimango sempre turbato e malinconico.

L’America del blues (il secondo aspetto), quelle sonorità e le storie che ci sono dietro a questo genere meraviglioso mi affascinano molto e penso siano compatibili con il mio modo di scrivere ed il timbro della mia voce, molto meno adatto alla musica pop italiana.

Paolo, hai restaurato personalmente strumenti come la chitarra del 1961 e l’amplificatore Simpson degli anni ’60 per questo brano. Qual è stata la sfida più stimolante in questo processo di restauro e come pensi che abbia contribuito al carattere unico della canzone?

Il restauro è stato difficile perché ho dovuto far realizzare delle parti su misura da alcune aziende specializzate. Non essendoci più ricambi originali in produzione, entrambi i restauri sono stati piuttosto lunghi. Questo è positivo, perché l’emozione di suonare questi strumenti per la prima volta dopo 60 anni, mi ha fatto scrivere una delle mie migliori canzoni.

Il basso acustico conclude in modo potente le armonie di “Your Body Made Me Fool”. Come hai scelto questo strumento specifico e in che modo contribuisce alla struttura complessiva del brano?

Il basso acustico rappresenta il letto su cui si poggia l’intera armonia e la melodia. Avevo necessità di un suono vintage, rotondo, caratterizzato da una elegante aggressività. Penso che sia fondamentale in tutta l’architettura del brano.

Lasciamo l’ ultimo spazio dell’ intervista al nostro ospite. Puoi ora lanciare un tuo messaggio o rispondere alla domanda che avresti voluto ma non ti è stata fatta!

D. Hai misurato la pressione sanguigna stamattina? 

R. Si, ma l’ho fatto dopo aver ascoltato “your body made me fool” ed era a 200. Forse dovrei contattare il mio medico curante.

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