Intervista a Luca Salmaso: ci racconta il suo singolo “Sono spariti tutti”

Benvenuto Luca Salmaso su Fuori la Scatola per questa nuova intervista! “Sono spariti tutti” parte da una ferita molto intima — quella di un rapporto che forse è finito, ma senza una vera parola di chiusura — e arriva a una riflessione più ampia sul nostro modo di vivere le relazioni. Quando hai capito che questa storia personale poteva diventare anche il racconto di un sentimento collettivo?

Ciao piacere e grazie mille dello spazio dedicatomi.
“Sono spariti tutti” non è in realtà del tutto una ferita intima ma parla di diversi tipi di rapporto terminati che possono essere sia di relazioni, di amicizia e di perdite più personali di persone a noi vicine.
Raccontarlo ho pensato fosse qualcosa che riguardasse un pò tutti e potesse in qualche modo far sentire partecipi e immedesimarsi nel testo.

Nel brano c’è una frase molto forte: “lo spazio vuoto tra noi non è nemmeno così male”. È quasi un ribaltamento del dolore dell’assenza. Per te quel vuoto rappresenta una perdita, una forma di libertà o la possibilità di tornare finalmente a essere se stessi?

È più una liberazione ed appunto il sentirsi se stessi senza vincoli ,  senza distrazioni, senza  dover dare conto a nessuno, un pò liberatorio un pò egoistico ma inevitabilmente vero.

Oggi una persona può sparire dalla nostra vita senza sparire davvero: basta un profilo social per continuare a sapere dove si trova, cosa fa e con chi è. Secondo te i social ci aiutano a mantenere un legame oppure, paradossalmente, ci impediscono di lasciarlo andare davvero?

Sono un’arma a doppio taglio, chi non vorremmo più vedere lo vediamo costantemente chi invece vorremmo fosse al nostro fianco lo vediamo ma senza poterlo vivere e toccare creando un sapore dolce amaro.

Nel testo convivono immagini molto concrete — le fotografie nei cassetti, i biglietti, la pioggia, le sigarette accese — e una domanda molto più grande: cosa rimane di una relazione quando vengono meno tutte le sue tracce visibili? Tu cosa pensi che resti davvero, alla fine, di una persona nella nostra vita?

Dipende sempre dal tipo di relazione o rapporto, rimangono i ricordi belli ed i momenti che indubbiamente rimangono unici ma principalmente rimane l’insegnamento di qualcosa positivo o negativo che sia ma senza dubbio un insegnamento di vita

C’è un passaggio particolarmente ambiguo: “se ho bisogno, in fondo so dove trovarti”. Non è una richiesta di ritorno, ma nemmeno una chiusura definitiva. Quanto è difficile, secondo te, accettare che alcune relazioni non abbiano bisogno di un finale netto e che forse debbano semplicemente cambiare forma?

È la parte più complicata in qualsiasi relazione o rapporto, i fraintendimenti, l’interpretazione sbagliata di alcune parole ed alcuni gesti fanno parte della nostra vita, l’accettazione di una fine è la parte più difficile che va oltre la fine stessa, di un amore, di un amicizia, di una persona cara.

Lasciamo l’ultimo spazio dell’intervista alNostro ospite. Puoi ora lanciare un tuo messaggio o rispondere alla domanda che avresti voluto ma non ti è stata fatta

Nessuno se ne va definitivamente se ha fatto parte della nostra vita, può essere di conforto ma anche un incubo