Intervista a Doriah per l’album Canzoni Secsi: “non prendiamoci troppo sul serio”

Fuori da venerdì 10 novembre “Canzoni Secsi”, album di debutto di Doriah, autore e produttore siciliano trapiantato a Bologna. Sospese tra cantautorato classico e (post)post-moderno, le sue canzoni, spesso dissacranti e surreali, sanno anche essere insospettabilmente romantiche e, a loro modo, indubbiamente “pop”. Immerse in un mare fluttuante di sintetizzatori, oscillando tra riferimenti più disparati (da Lucio Dalla ai CCCP, dalla trap alla techno commerciale anni ’90) e in costante bilico tra iconografia e iconoclastia (da Hemingway a Sartre, da Maradona a Gesù Cristo, da PornHub a Non è la Rai), queste dieci “Canzoni Secsi” non sono altro che, nelle parole dell’autore, “un modo di affrontare le incertezze e le angosce del nostro tempo, senza la presunzione di ottenere risposte ma con la possibilità di porsi ancora delle domande”. Le categorie di ricco e povero, alto e basso si fondono senza soluzione di continuità dando vita a scenari ambigui e volutamente paradossali, in un approccio bizzarro, selvaggio, ondivago e irrefrenabile. Non esistono soluzioni, nuovi valori da affermare o vecchi da restaurare: una volta constatato il vuoto valoriale dei nostri giorni, Doriah preferisce essere quello che “sta seduto in riva al fiume e gode dell’osservare l’acqua che scorre. Il caos è progresso”.

Il tuo cantautorato è sospeso tra il classico e il post-post-moderno. Ci dici qualcosa di più?

Sono due istanze che convivono in me e a cui non voglio rinunciare. La forma canzone e il pop d’autore sono un impianto formale fenomenale, molto comunicativo, e mi dà delle coordinate entro cui muovermi nel mio lavoro di scrittura che considero alla stregua del lavoro di un artigiano. D’altro canto, viviamo in un mondo post tutto, in primis post ideologico e post monoteista, e siamo in una fase di passaggio in cui più che avere certezze le stiamo completamente destrutturando sperando che questo ci porti a un mondo migliore. In questo senso cerco di essere testimone del mio tempo senza cercare di arrivare a una conclusione ben precisa, piuttosto con l’intento di pormi delle domande.

Perché “Canzoni Secsi”?

Abbiamo voluto mettere un titolo ironico come manifesto delle tematiche dell’album. L’album non ha niente di veramente secsi, forse più che altro è tenero, sicuramente nevrotico. Il sesso c’è ma non si vede, forse in qualche modo ho sperato di poter fare il giro completo ed essere veramente secsi. Comunque il messaggio è “non prendiamoci troppo sul serio”.

Quali sono gli artisti (musicali e non) che hanno maggiormente influenzato il tuo stile e il tuo immaginario?

Ma sicuramente per questo album hanno avuto una grande influenza tutti quegli artisti italiani che hanno un po’ dato l’avvio a questo modo di interpretare la realtà fuori da logiche ideologiche; quindi, tutti quegli artisti che hanno avuto un apice di creatività tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli ’80, musicalmente penso a Battiato, a Dalla, a Faust’O, a Enzo Carella, a Loredana Bertè, ai Matia Bazar.

Come è avvenuto il passaggio tra la Sicilia e Bologna e in che modo questo trasferimento ha influito sulla tua vita artistica?

È stato un passaggio molto sofferto, io avevo deciso di tornare in Sicilia dopo l’università ma dopo circa 3 anni mi sono reso conto che nel mio contesto non avrei potuto realizzare niente di tutto quello che desideravo realizzare e giuro di averci provato in tutti i modi. L’album in fondo racconta tutto questo passaggio della mia vita, da Siculiana a Bologna, e racconta un po’ di tutte le crisi che ho attraversato, dal fallimento di un progetto di vita al risalire faticosamente la corrente confrontandomi con una grande città del nord. Poi Bologna è un’isola felice, una città fantastica, e mi sta dando tanto in termini di stimoli artistici.

Concerti in programma?

Sto preparando un concerto con band, ma sono della vergine, abbastanza perfezionista, ci metterò dunque un po’ di tempo. Adesso non abbiamo ancora programmato niente ma l’idea è di portare in giro l’album il più possibile.