Intervista a Dino Flange: “Andare via” è il nuovo singolo

Disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 14 giugno 2024 il nuovo singolo di Dino Flange dal titolo “Andare via”. La canzone si apre con un organo nostalgico e solenne, si struttura poi attraverso strofe e ritornelli decisi, rivelatori. Il ritmo e le sezioni sono ripetute e ricorrenti, i sintetizzatori sembrano canzonare il testo, con note malinconiche, un po’ tristi e un po’ ironiche.

Ad un certo punto della tua vita, Alessandro Corsini è diventato Dino Flange. Come è avvenuto questo passaggio?

In realtà non ho mai tenuto il mio nome nei miei progetti musicali; che poi non sono nemmeno progetti, progetti è un termine vecchio e ad oggi non vuol dire nulla. Semplicemente mi piace così, inventare nomi è così bello, può aprire nuovi orizzonti, nuovi spazi ma anche racchiudere e direzionare dei pensieri.

Mi piace quest’idea di un nome d’arte come catalizzatore di energie; forse in passato è servito anche per nascondere le mie insicurezze, è vero, ma ad oggi la scelta di chiamarsi Dino Flange è piuttosto cosciente. Volevo unire una cosa antica e affascinante come i dinosauri e il suono del futuro (il  flanger), due cose concettualmente così lontane. Ci sarà forse una connessione?

Ti ricordi il giorno preciso in cui hai scelto il tuo nome d’arte?

No, forse perché ci ho pensato per un bel po’ di tempo in effetti. Probabilmente ero in Spagna per una vacanza on the road, dopo la pandemia, e mi ero fissato di andare a vedere il museo Jurasico (MUJA) nelle Asturie. Stavo studiando le convergenze evolutive in specie diverse e quel museo era piuttosto aggiornato. Penso che il nome sia nato più o meno lì.

Cosa ti porti dietro dalla tua esperienza con il progetto Rilievo?

Delle belle emozioni, ma anche un limite espressivo, è stata una fase.

In che senso “Andare via” è una “provocazione umana al cambiamento”?

Andare via, fuggire, allontanarsi dalle difficoltà oppure rendersi conto che è arrivato il momento di cambiare, mettere in discussione le cose che non vanno e non ci fanno stare bene?

Quali sono le principali peculiarità sonore di questo brano? E come hai scelto la strumentazione?

Direi il suono di batteria (una semplice Maxwin degli anni 70), che è stata registrata con l’aiuto e le capacità di Pierluigi Ballarin in un teatro. Questo teatro è diventato il luogo per la registrazione a causa di una serie di sfortunati eventi, ma devo dire che mi ha conquistato l’idea di “imprigionare” uno spazio così grande e ricco di storie all’interno di uno strumento ritmico. Non so quanto effettivamente si percepisca, forse è una suggestione, ma di fatto è così, lo contiene con tutto quello che può voler dire. Poi l’ho mixata con una batteria elettronica Roland 707 direttamente dagli anni 80 per ottenere questo andamento più serrato. Mi piace anche il delay a nastro Copycat sulla voce. Poi l’organo DX7 e sintetizzatori, principalmente una bass station II della Novation, l’“eminenza grigia”. Cerco la strumentazione a partire dagli ascolti che faccio: c’è un suono che mi piace, cerco con cosa è stato prodotto e così mi procuro lo strumento, quasi sempre di seconda mano. A volte però è più casuale, trovo degli strumenti ai mercatini dell’usato, o mentre sono in viaggio. Poi li inserisco nelle mie registrazioni. E così anche per quanto riguarda Andare Via che, come ogni brano, ha cambiato diverse forme e diversi suoni, segue i cambiamenti emotivi. Poi a un certo punto l’ho catturata: basso e batteria, qualche sintetizzatore che detta il riff e le chitarre vaghe, fuzz. Ma non si tratta di una forma stabile, potrebbe mutare, potrei pubblicarla ancora con altri suoni, perché no?

Progetti futuri?

Ho i pezzi per un disco, quindi portarlo a termine, un processo molto complesso e instabile, fare un videoclip, suonare dal vivo… le solite cose!