Intervista a Blynch: ci racconta il suo nuovo singolo “Andare Via”

Bentornato Blynch su Fuori La Scatola per questa nuova intervista! Il tuo nuovo singolo ” Andare Via” tocca temi profondi e universali legati alla sensazione di essere sopraffatti dalla vita. Cosa ti ha spinto a scrivere una canzone su questo argomento e quanto c’è di autobiografico nel testo?

A spingermi a scrivere una canzone su questo argomento è stata una vera e propria paralisi psicologica nella quale sono incappato poco più di un anno fa, e dalla quale sto ancora cercando di uscire con l’aiuto della terapia. Il tutto nasce perché avevo messo tante, troppe cose, al primo posto rispetto a me stesso. E così facendo, quel “me stesso” ha deciso di voltarmi le spalle, di prendersela con me perché non l’ho ascoltato quando aveva bisogno che ci fossi. Il prezzo da pagare è stato il dover affrontare una tempesta senza avere le forze di restare in piedi, e di viverla un po’ come la vivrebbe una foglia al vento.

Nel tuo brano descrivi il passaggio difficile dall’adolescenza all’età adulta. Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato personalmente durante questa transizione e come hanno influenzato la tua musica?

Non credo ci siano state sfide più difficili di altre. Il realizzare che il mondo cambia e che devi adattarti per restare al passo è sufficiente a metterci in difficoltà. Le transizioni sono difficili per definizione, invidio chi riesce a trovarle stimolanti e positive. Però, se dovessi parlare di una cosa che mi ha colto pienamente alla sprovvista, direi che è stato il vedere il mondo intorno a me evolversi mentre io mi sentivo lo stesso di 10 anni prima. L’incapacità totale di percepire un cambiamento in me stesso, ed il vivere questa cosa esclusivamente come un problema da risolvere. Col tempo ho compreso che ognuno ha i suoi tempi, e la fretta che ci viene messa addosso fin dai 18 anni è del tutto deleteria. Abbiamo tempo, non dobbiamo per forza nascere tutti già con le idee chiare. Possiamo conoscere noi stessi col calma, chiarire queste idee andando a tentoni, senza vivere il peso di chissà quale “ritardo” da dover recuperare.

La tua canzone sottolinea l’importanza della collettività e del non sentirsi soli nel proprio dolore. Come pensi che la musica possa aiutare le persone a sentirsi meno sole nei momenti di difficoltà?

Credo che la musica sia una forma di comunicazione in grado di toccare ben più in profondità di qualunque altra forma di dialogo. Perché sintetizza, comprime, riduce al minimo indispensabile dei concetti che, raggiunte le giuste orecchie, possono esplodere e generare un universo a sé stante. Quando ci si trova in crisi, la prima cosa a cui si pensa è quella di essere soli ed incomprensibili nel proprio dolore. Usufruendo della mia musica come mezzo, io vorrei poter unire tra loro più persone che si identificano nella medesima cosa, e legittimare una sensazione comune a troppə ragazzə al giorno d’oggi: il sentirsi in balia della tempesta, il voler scomparire pur di stare bene, il sentirsi privə di vie d’uscita.

Aggiungo che è stato anche un po’ un modo di curare me stesso da ciò di cui scrivo nel brano: mi sono praticamente scritto da solo la canzone che avrei tanto voluto ascoltare in quel momento, ma che non c’era

Il timbro della tua voce e l’interpretazione emotiva sono elementi chiave di “Andare Via”. Come hai lavorato sulla tua vocalità per trasmettere al meglio le emozioni del brano?

Ho vissuto il dolore di cui parlo in tutta la sua devastazione, perché si potesse sentire chiaramente in ogni punto della canzone che era tutto vero. Ho cantato ad occhi chiusi, più e più volte, facendo a pugni con me stesso e con un autosabotaggio che mi toglieva le forze. Realizzarla è stato un trauma, forse una delle cose più difficili che abbia mai fatto. Ero arrivato ad odiarla con tutto me stesso, perché era passata dall’essere un racconto di quel dolore al diventarne il simbolo vero e proprio. Tuttavia, farla finalmente uscire e toccare con mano quanto questa canzone tocchi l’anima di chi l’ascolta mi ha ripagato abbondantemente di tutti gli sforzi fatti per realizzarla. Oggi ricevo i messaggi di molte persone che mi dicono che “Andare Via” ha parlato di qualcosa che provano, ma che non riescono a far uscire con le giuste parole. È stata la soddisfazione più grande.

Ci dai 3 aggettivi che riassumano completamente il brano?

Non amo descrivere i miei brani, preferisco sempre che siano i miei ascoltatori ad aggettivarli e a dar loro un colore. Tuttavia, se dovessi dare tre aggettivi per “Andare Via”, opterei per “reale”, “fragile”, “decostruita”.

Lasciamo l’ ultimo spazio dell’ intervista al nostro ospite. Puoi ora lanciare un tuo messaggio o rispondere alla domanda che avresti voluto ma non ti è stata fatta!

Vorrei approfittare di questo spazio per fare un appello a tutte le persone che si trovano, o che si sono trovate nella medesima situazione di cui parlo in “Andare Via”. So che pare non esista una via d’uscita, so quanto tremendo possa essere il non avere più il controllo di nulla nella propria vita. Però, per favore, ricordatevi che tutto quello che vi ingabbia non potrà mai essere più importante della vostra salute mentale. “Fermarsi” non deve essere un lusso per pochi, ma una necessità per tutti da trattare con la massima priorità. Se tutto diventa “troppo”, fermatevi. Se una situazione, una persona o un ruolo vi fanno vivere male, fermatevi. Lasciate correre, pensate a voi stessə. Tutto si potrà recuperare, le occasioni non arrivano mai una volta sola. Piuttosto, assicuriamoci prima di tutto di avere la stabilità, l’energia ed il benessere psicofisico necessari per poterle cogliere. Prima venite voi, poi tutto il resto.

Instagram: https://www.instagram.com/blynchwashere/

Tiktok: https://www.tiktok.com/@blynch_was_here

Spotify: https://open.spotify.com/artist/29YC8mybeAqL1qUjL7iSZ2?si=Kzu46GSRQGyk9sb1OCAt2g