Higetori Furà – L’intervsta: “L’essere umano è un insieme di contraddizioni”

C’è un punto interessante nel tuo esordio: parti da una rottura sentimentale, ma il vero centro sembra diventare la difficoltà di stare al mondo in una certa fase della vita. Ti riconosci in questa lettura?

Assolutamente sì, direi che avete fatto centro!

Molti brani sulla fine di una relazione si fermano alla delusione. Nel tuo caso, invece, quella fine sembra aprire una domanda più ampia: chi si diventa quando saltano i punti di riferimento. È da lì che volevi partire?

Grazie per questa riflessione! Se ci fermiamo al solo brano d’esordio, non si evince nulla che non sia mera delusione. Nel corso di tutto il progetto, però, c’è assoluto riferimento a questa perdita di appigli, alla sensazione che ti manchi la terra da sotto i piedi. Mi sono accorto che una sofferenza così acuta per l’amore celava in realtà una sensazione di disagio più forte, il non capire dove si era e dove era giusto andare.
Non mi condanno, ovviamente, perché da ragazzino è normale non aver ancora trovato il proprio posto nel mondo. Alcuni fortunati trovano questa via immediatamente, altri non la trovano mai per tutta la vita.
Io sono abbastanza sicuro di averla trovata nella musica, e nella passione per le lingue, che poi è sfociata nella mia scrittura. Ma ovviamente ho dovuto sbagliare percorsi, e tanto, prima di sentire di aver trovato il mio.

Nel tuo percorso convivono influenze molto diverse, e persino il nome d’arte tiene insieme serietà espressiva e leggerezza mentale. Ti interessa abitare le contraddizioni più che risolverle?

L’essere umano è un insieme di contraddizioni, e le abitiamo costantemente. Basti pensare che ci indigniamo per guerre, condanniamo i comportamenti più insoliti e fuori dalle righe mentre mangiamo i nostri begli hamburger, e ci sembra ok tutto questo. Chapeau all’uomo per aver creato il sistema, è al contempo estremamente affascinante ed estremamente ridicolo. Io stesso sono una contraddizione, perché sono frutto di tutto ciò. Dovrei diventare un monaco buddista per risolverle, e forse anche in quel caso non ci riuscirei del tutto. Al momento, la mia traiettoria è un’altra, ed è colma di normali ipocrisie. Se mi fermo troppo a pensarci, ne soffro. Forse il segreto, in questa fase della mia vita, è non fermarsi mai e rimanere nel flusso, consapevole che questo non mi rende di certo una persona migliore. 

Il brano sembra parlare anche a una generazione cresciuta nel passaggio continuo, nel consumo veloce, nella fatica di dare stabilità ai legami. Quanto senti che questa canzone appartenga anche a un disagio collettivo?

Questo punto si collega a quello che dicevo prima. La gente non si ferma mai perché altrimenti verrebbero a galla delle consapevolezze che metterebbero tutto in dubbio. E non a tutti piace sentirsi un completo idiota, quindi appena questo barlume di verità arriva vicino alle loro orecchie, ecco che alzano il volume a palla per distrarsi e non sentire. Ma del resto, siamo una società di mangiatori di prosciutto, e non dovrei stupirmi di essere trattato come una fetta di prosciutto. In fondo è del tutto normalizzato, quindi quelle “criminal minds I’ve been walking with”, in senso lato, possono rappresentare tutti, anche le persone che mi vogliono bene, anche me stesso. “Molto spesso una crisi è tutt’altro che folle, è un eccesso di lucidità”. Questa, di Morgan, è secondo me la più bella frase scritta nella storia della musica. 

Hai detto che oggi senti più urgenti altre questioni oltre al dolore romantico. Quali sono i temi che ti ossessionano di più in questo momento, quelli verso cui senti di star andando?

Penso che si sia capito che ultimamente sto subendo la consapevolezza che non sia giusto utilizzare altre vite come cibo. Perlomeno, vite simili alla nostra, con delle emozioni che possiamo comprendere.
Ci è stata donata un’intelligenza superiore, e non la stiamo utilizzando per il bene, questo mi sembra fuor di dubbio. Se ti interessi alle guerre, a quello che succede nel mondo, non puoi fare finta che forse proprio nella tua stessa città o regione stia avvenendo un massacro altrettanto crudele e perfido. Ora è primavera ed è periodo di grigliate, e ho sentito persone sparare giudizi morali mentre fagocitavano una coscia di pollo.
Essere un artista significa ampliare i temi ed evolvere, ed evolvere significa rendersi conto. Rendersi conto fa male, il più delle volte. E io non sono né vegetariano, né vegano. Per questo abito una contraddizione che, al momento, è più grande di me e dolorosa, è come se fossi sotto effetto di droga da 30 anni. Mi rendo conto che non va bene ma fatico incredibilmente a smettere. Vado avanti nella mia ipocrisia, ma almeno vorrei mettere il tema al centro del dibattito. 

In un tempo in cui spesso si chiede alla musica di essere immediata, riconoscibile e rapida da consumare, tu hai scelto un esordio che lascia addosso domande più che risposte. È stata una scelta naturale o anche una presa di posizione?

Non penso che la musica sia così studiata a tavolino, quindi tutto è nato nella forma più pura. Personalmente sono d’accordo con voi, qui di risposte se ne hanno poche, ma ci sta. A livello di scrittura, preferisco quando riesco a dare anche dei lievi suggerimenti, che possano essere d’ispirazione magari, per qualcuno. Non sempre è possibile e non sempre questa cosa coincide con la mia volontà. 

Guardando avanti, che tipo di artista pensi di voler diventare: uno che racconta sé stesso o uno che usa sé stesso per leggere ciò che accade intorno?

Direi di voler seguire esattamente entrambe le traiettorie.

Se dovessi dire cosa resta davvero di “You Were By My Side” una volta finito l’ascolto, quale traccia ti piacerebbe lasciasse in chi la incontra per la prima volta?

Spero che apprezzino il lato tecnico e sonoro, il ritmo e il mondo in cui vengono immersi. Spero che qualcuno possa provare le stesse sensazioni che provo io ascoltando dei brani, tristi, che non ti danno risposte ma che ti danno estrema energia, e che non ti fanno sentire solo. Sto pensando, ad esempio, a Crawling dei Linkin Park. Se anche solo una persona provasse l’un percento di quello che ho sentito io ascoltando questo capolavoro, sarebbe qualcosa di cui andare fieri.