Ci sono album che hanno bisogno di essere capiti e altri che, prima ancora, hanno bisogno di essere ascoltati. “Le Faremo Sapere”, primo lavoro di FREDIAN, appartiene a questa seconda categoria. Non perché sia un disco semplice, tutt’altro, ma perché la sua prima caratteristica è quella di arrivare attraverso il suono, con una certa prepotenza, prima di lasciare che siano parole e dettagli a fare il resto.
È un rock che non ha intenzione di stare fermo. La base è solida, chitarre e sezione ritmica hanno peso, ma continuamente qualcosa interviene a spostare l’equilibrio. Un fiato funk, una linea elettronica, un passaggio più jazzy, una soluzione quasi progressive, un’improvvisa sterzata verso l’industrial. Il disco sembra divertirsi a cambiare pelle proprio quando l’ascoltatore comincia a riconoscerne la forma.
Questa varietà, però, non dà l’impressione di essere inserita per stupire. È piuttosto il modo attraverso cui FREDIAN costruisce un’identità che non vuole essere ridotta a una singola definizione.
“Caos” è forse già contenuto nel titolo: energia, ritmiche sincopate e fiati funk convivono senza chiedersi il permesso. “Festa e Tranquillanti” prende invece una strada più elettronica e visionaria, con un’ironia che impedisce al brano di prendersi troppo sul serio. “Danza Ipnotica” e “Sorridi” riportano il baricentro sulle chitarre e sul basso, restituendo quella componente fisica che è una delle anime più evidenti del disco.
Altrove il gruppo sembra voler rallentare per guardare meglio ciò che sta raccontando. “Noir” si concede contaminazioni jazz e progressive, mentre “Un attimo prima” lascia emergere una dimensione più emotiva. In “Nel paese chiamato città”, invece, elettronica e atmosfere industriali ampliano ulteriormente il campo.
Ma il vero filo conduttore non è musicale. Sono le storie.
FREDIAN racconta la realtà senza cercare necessariamente di renderla più elegante. Ci sono situazioni assurde, episodi quotidiani, pensieri, contraddizioni e quella dose di disincanto che appartiene a chi ha imparato a osservare le cose senza aspettarsi sempre una morale alla fine. L’ironia diventa così parte integrante della scrittura, non un semplice espediente per alleggerire i testi.
È interessante anche il rapporto tra questa dimensione narrativa e il suono. Più le storie diventano personali, più la musica sembra avere bisogno di essere libera. Da qui arrivano le contaminazioni, i cambi di registro e quella sensazione di irrequietezza che accompagna tutto l’album.
“Le Faremo Sapere” non è dunque un disco costruito attorno alla ricerca del singolo momento memorabile. È un lavoro che funziona soprattutto nella sua interezza, perché ogni traccia aggiunge un pezzo a un’identità ancora in movimento.
E c’è qualcosa di coerente nella scelta di lasciare fuori l’intelligenza artificiale: non tanto perché questo renda automaticamente più autentica la musica, ma perché l’album sembra voler difendere proprio la possibilità di essere imperfetto, imprevedibile e non completamente addomesticato.
Alla fine, quello che resta è un debutto con parecchia personalità. Non sempre cerca la via più semplice e non sembra preoccuparsi troppo di risultare immediatamente catalogabile.
Ascolta su Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/album/71l3mTktlpZmESHn6zeF4w

