Energia pura e palchi intimi: Ronan Furlong tra performance dal vivo e legame con il pubblico

Nel corso dell’ottavo appuntamento con la nostra serie di interviste, il cantautore e chitarrista irlandese Ronan Furlong riflette su come riesce a dare nuova vita sul palco al suono ricco e stratificato delle sue registrazioni in studio. Esibendosi in solo, unicamente con la sua voce e la chitarra acustica, Ronan spiega come gli arrangiamenti essenziali riescano ad amplificare il peso emotivo dei suoi brani, rivela la magia insostituibile dei club intimi ed esprime il sogno di potersi esibire presto dal vivo in Italia.

Performance dal vivo e presenza sul palco

1. La tua musica presenta complessi intrecci di chitarra e una produzione curata nei minimi dettagli. Come riesci a tradurre questa ricchezza sonora in una performance dal vivo in solitaria?

Beh, può essere una bella sfida, dato che mi esibisco da solo e quindi c’è una sola chitarra a parlare, contro le molteplici tracce presenti su un disco. Ciò detto, questa dimensione lascia molto più spazio alla voce e alle parole per respirare e spesso gli ascoltatori riescono a cogliere sfumature inedite di un brano che prima venivano celate da una struttura di registrazione più complessa. A volte, quando si toglie qualcosa, in realtà si guadagna. Credo che il pubblico apprezzi molto questa impostazione live più essenziale, poiché risulta autentica e permette alle canzoni di prendere respiro.

2. “Splitting The Ash” possiede una carica energetica travolgente che sembra cucita su misura per il palco. Quanto conta per te la reazione fisica ed emotiva degli spettatori durante uno show?

La risposta emotiva è qualcosa di fondamentale per me. Creare una connessione intima con chi ascolta è ciò a cui punto di più quando suono dal vivo. Esibirsi da soli mette in una posizione di vulnerabilità e sento che il pubblico reagisce molto bene a questo fattore, mettendosi in sintonia con te per sostenere l’esibizione. Una produzione imponente con una band intera permette al pubblico di staccare la spina, mentre un’esibizione solista richiede un coinvolgimento molto più attivo. Raggiungere quella risonanza e quell’empatia con la gente è un’esperienza meravigliosa che custodisco con enorme cura.

3. C’è un luogo specifico o un festival nel mondo dove sogni di suonare la tua musica nel prossimo futuro?

L’Arena di Verona non sarebbe affatto male! Non so se sia davvero fattibile per me, ma è un luogo straordinario, intriso di storia, ricordi, melodie e cultura.

4. Qual è la dimensione ideale per un tuo concerto: un club acustico e intimo o la potenza del palco di un grande festival all’aperto?

Senza dubbio un club acustico e intimo; la possibilità di stabilire un contatto emotivo con il pubblico è nettamente superiore in quel contesto. Vorrei davvero che ci fossero più spazi di questo tipo in giro, purtroppo molti hanno chiuso i battenti.

I festival possono rivelarsi una sfida, dato che la maggior parte delle persone non conosce la tua musica e molti sono distratti da ciò che accade intorno; a volte hai la sensazione che in pochi ti stiano ascoltando davvero, il che vanifica un po’ il senso dell’esibizione. Immagino comunque che gli artisti più affermati e famosi non abbiano questo tipo di problema!

5. Hai mai valutato l’idea di pianificare delle date o degli showcase speciali in Italia per presentare la tua musica dal vivo al pubblico italiano?

Sarebbe un vero e proprio sogno che si realizza, mi piacerebbe tantissimo. Trovare il booking agent giusto in Italia però non è affatto semplice!